Abbey Road dei Beatles Compie 48 anni oggi.

Abbey Road

Abbey RoadAbbey Road, oggi 26 Settembre, compie 48 anni (quello che fu, in pratica, l’ultimo album in studio dei Beatles) . E’ l’occasione giusta per riascoltare qualche brano su Radio Flash dei Beatles, o per rileggersi le tante storie (e leggende) nate dalla sua copertina, una delle più famose e iconiche della storia. Clicca e guarda attraverso la Webcan dell’Abbey Studios la famosa via dei Beatles

I Misteri sulla copertina Abbey Road
Quella di Abbey Road è una copertina delle più celebri e citate della storia della musica pop. È l’unica copertina di un disco dei Beatles dove non compaiono né il titolo, né il nome del gruppo. Vi compaiono i Beatles intenti ad attraversare un passaggio pedonale di Abbey Road, la via di Londra dove si affacciano gli Abbey Road Studios, nei quali i Beatles incisero per l’intera carriera.
Il fotografo Iain McMillan verso mezzogiorno dell’8 agosto 1969, in bilico su una scala in mezzo alla strada, immortalò i Beatles che andavano avanti e indietro lungo le strisce pedonali.
Delle sei pose scattate la scelta cadde sulla terza: in primo luogo perché era l’unica in cui i quattro erano ben allineati, e poi perché, considerata la fase della loro carriera, li rappresentava in marcia da sinistra a destra, cioè come se andassero via dagli studi di registrazione della EMI – il cui ingresso si trova sul marciapiede di sinistra.

Diversi elementi in questa foto contribuirono ad alimentare la leggenda della morte di Paul McCartney:

in testa al gruppo c’è John Lennon, vestito di bianco, che dovrebbe rappresentare il gran sacerdote, ministro del culto,
a seguire Ringo Starr completamente vestito di nero, il portatore della bara;
Paul, terzo a seguire nella fila, è la salma, l’unico scalzo ad attraversare la strada, nel Regno Unito i morti vengono sepolti scalzi, e fuori passo;
e in ultimo George Harrison vestito tutto in jeans è colui che scaverà la fossa;
la targa LMW 281F del maggiolino parcheggiato sulla sinistra indicherebbe “Linda McCartney Widow” (Linda McCartney vedova) oppure “Linda McCartney Weeps” (Linda McCartney piange) e che Paul avrebbe 28 anni se fosse stato ancora vivo;
Paul, mancino, tiene una sigaretta nella mano destra.
Sul lato opposto un grosso furgone nero parcheggiato ricorda un “Black Maria”, di quelli utilizzati dalla Polizia mortuaria negli incidenti stradali.

Una vera processione funebre per varcare il passaggio tra questa e l’altra vita.

Vero o non vero, tutta la storia chiamata P-I-D (Paul Is Dead), frutto delle teorie complottiste che darebbero Paul morto e sostituito da un sosia, contribuisce da anni ad alimentare il mito dei Beatles e ad alimentare discussioni, trasmissioni televisive, articoli, ecc… e anche il nostro piccolo servizio fotografico che vi mostriamo.

Leggenda della morte di Paul McCartney

La leggenda della morte di Paul McCartney (talvolta citata con l’acronimo PID, Paul Is Dead), è una delle prime e più note teorie del complotto sul mondo del rock. La leggenda metropolitana cominciò a circolare dal 1969; la tesi era che il bassista dei Beatles fosse deceduto nel 1966 per un incidente stradale, e fosse stato sostituito da un sosia. La leggenda, priva di riscontri oggettivi, secondo i suoi sostenitori troverebbe conferme in presunti messaggi in codice nascosti nel corso degli anni dagli stessi Beatles nelle loro opere.

La Leggenda

La notte del 9 novembre 1966 Paul McCartney uscì dalla sala prove dopo un violento litigio con gli altri tre Beatles (secondo un’altra versione[1] Paul era uscito frastornato da una festa all’inizio di dicembre del 1965). Salì sulla sua auto per tornare a casa e lungo una strada raccolse una ragazza che faceva l’autostop. La ragazza si chiamava Rita e gli raccontò che stava scappando di casa perché era incinta e, contro il parere del suo ragazzo, aveva deciso di abortire. Solo lungo una stradina di campagna Rita comprese che la persona al volante era Paul dei Beatles; la sua reazione esagitata spaventò e distrasse McCartney, che non vide che il semaforo diventava rosso (oltretutto Paul era anche stanco). Pur riuscendo a evitare l’urto con un altro veicolo, l’auto del Beatle uscì di strada e si schiantò contro un albero, prendendo fuoco. Paul, sbalzato fuori dall’abitacolo, sbatté la testa contro l’albero. Sia Paul sia Rita persero la vita (secondo una variante della teoria dell’incidente stradale, Paul rimase decapitato nello schianto contro un camion).

Ricevuta la notizia, gli altri tre Beatles dovettero decidere che cosa fare. Il loro manager Brian Epstein e John Lennon insistettero per adottare la linea del silenzio: avrebbero seppellito Paul senza far sapere niente a nessuno, per non sconvolgere il mondo o il futuro del gruppo che, nel 1966, era all’apice del suo successo. Si misero quindi alla ricerca di un sosia. Dopo settimane di ricerche, scelsero William Stuart Campbell, un attore di origini scozzesi che assomigliava a Paul e che acconsentì a sottoporsi ad alcuni interventi di chirurgia plastica per rendere ancor più netta la somiglianza.[2] Secondo altre versioni della leggenda il nome del sostituto sarebbe William Sheppard, un ex poliziotto canadese.[3]

Da quel momento, i Beatles non si esibirono più dal vivo, sia perché Campbell era più alto di Paul, sia perché occorreva del tempo per insegnargli a imitare i movimenti e la voce di Paul.

Stando a questa storia, la persona che suona e canta negli album dei Beatles dopo il 1966, che ha composto canzoni di straordinario successo come Back in the U.S.S.R., Lady Madonna, She’s Leaving Home, Get Back, Hello Goodbye, Penny Lane, Hey Jude, Blackbird, Helter Skelter, Oh! Darling, Let It Be e The Long and Winding Road, che appare nei film Magical Mystery Tour e Let It Be, nonché l’autore dell’imponente discografia solista di McCartney, sarebbe un impostore, scelto sulla base di una spiccata somiglianza fisica con l’originale.

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