Due giovani architetti impegnati nella riqualificazione di Vulcania a Catania

Catania- Non capita spesso di scrivere una tesi di laurea condivisa, ancora più atipico è creare la propria dissertazione assieme all’amato/a con cui si condividono il percorso e il sogno di realizzare dei progetti di riqualificazione di alcune aree cittadine abbandonate. Questo hanno fatto Adriana Di Mauro e Martin Pistorio, giovani e talentuosi neo architetti catanesi. I due neolaureati dell’ateneo etneo, hanno elaborato un progetto di rigenerazione urbana del quartiere di Vulcania, sito all’interno della terza circoscrizione. Nato per essere il centro della movida catanese nel 1980, Vulcania, fu il primo centro commerciale realizzato da Brescia in giù. Si proponeva come centro delle migliori forze economiche della città. Con l’avvento dei centri commerciali, dislocati nella zona di Misterbianco, ebbe inizio il lento declino di questa struttura, divenuta negli ultimi anni ricettacolo di drogati, senzatetto e spacciatori.

L’obiettivo della tesi di Adriana e Martin è di proporre il recupero della struttura come centro nevralgico della terza circoscrizione, ristabilendo un primato non più esclusivamente in termini commerciali ed economici, ma soprattutto da un punto di vista sociale e relazionale, migliorandone la permeabilità e trasformando l’attuale configurazione di luogo articolato ed introverso. I due architetti hanno condotto uno studio sul tema della dismissione commerciale, analizzando cause e conseguenze del fenomeno del “Demalling” e ponendo infine a confronto il caso americano con quello italiano. In secondo luogo, attraverso un’analisi della cronaca locale, sono state individuate le cause specifiche del fallimento del mall catanese, le carenze ed i problemi riportati dalla struttura e le opinioni al riguardo di soggetti pubblici e privati. Contemporaneamente è stata condotta un’analisi del contesto insediativo.

Di Mauro e Pistorio hanno poi studiato i documenti storici, del rilievo architettonico e dello schema distributivo, che hanno fatto emergere la complessità, le carenze ed i problemi della struttura. Tali criticità sono poi state approfondite attraverso l’analisi dello stato di degrado e del sistema costruttivo, con particolare riguardo alla composizione dell’involucro edilizio, realizzato con pannelli in calcestruzzo. Desunte le caratteristiche peculiari dello stato di fatto, sono state formulate le prime ipotesi d’intervento, finalizzate a conferire valore sia al complesso edilizio che al luogo in cui è situato. Vista la stretta relazione esistente fra la struttura di Vulcania ed il parco adiacente, i due hanno avanzato l’ipotesi che debba essere il sistema verde a riappropriarsi della struttura e non viceversa, rendendo la natura materia del progetto. Da qui la proposta di adottare un sistema di rivestimento che crei continuità tra ambiente naturale ed ambiente “artificiale”, attraverso l’utilizzo del legno.

Nella prospettiva a lungo termine, questo approccio può garantire con maggiore facilità la nascita di un “centro” in cui la comunità potrà identificarsi, accorciare le distanze tra i percorsi, massimizzare le risorse e minimizzare gli sprechi ed i consumi.  Alla luce di tali considerazioni l’intervento di riqualificazione prevede l’inserimento di funzioni che rendano fruibile e vissuta la struttura in maniera continuativa. Ciò ha determinato la scelta di insediare principalmente residenze per studenti, con annesse attività concepite in funzione dello studente, ma aperte alla fruizione del cittadino quali servizi di ristorazione, biblioteca e spazi studio, uffici, attività commerciali, aree verdi attrezzate e aree dedicate a parcheggio. La scelta di inserire attività eterogenee consente di ottenere un utilizzo continuativo della struttura nelle differenti fasce orarie della giornata, così da impedire il verificarsi di fenomeni di micro-criminalità, vandalismo ed emarginazione sociale.

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Ecco le immagini di Vulcania

 

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