Paolo La Francesca: il profumo della speranza, leggi l’articolo.

Paolo la francesca

Paolo La francesca questa al “Sangry Show” raccontava della sua esperienza; Il profumo della speranza: un libro autobiografico, che parla di adozioni, discriminazioni e sogni realizzati.

 

Paolo La Francesca, 31 anni, nato a Itamaraju Bahia in Brasile, viene adottato da una famiglia trapanese ancora neonato. Il papà è sempre per mare e la madre, fervente cattolica, gli impone una educazione molto,  a volte forse troppo,  rigida. A scuola e tra gli amici viene discriminato per il colore della pelle. Non solo. Ancora 30 anni fa le adozioni all’estero non erano poi così diffuse in Sicilia.

Paolo adolescente, circondato da queste difficoltà, comincia a fare sogni sulla sua mamma biologica. Si domanda come possa essere, se gi assomigli. Da lì la speranza di poterla un giorno ritrovare.

Paolo cresce e quella educazione rigida sboccia nella voglia di occuparsi del prossimo. Diventa poliziotto. Da adulto, non ha più bisogno di una via di fuga quando si scontra con mamma Rosalba, che lo adora e che lui ricambia. Ma rimane quel bisogno di ricercare le sue origine, di colmare il bisogno di sapere da dove venga, la speranza, insomma, di ricomporre un puzzle esistenziale.

 

Della mamma “di pancia” conosce il nome e la cerca su Facebook, ma ci sono troppe Rosilene in Brasile. Poi, il lampo di genio. Non a caso fa il poliziotto. Si rivolge alla radio brasiliana “Rismar Santana” di Itamaraju. La famiglia nel frattempo  si  è trasferita ma il caso vuole che uno zio sia di passaggio da lì e ascolti il suo appello. Da quel momento si apre un mondo, il  mondo da cui viene, il mondo che da sempre ricerca. Incontra la mamma, i fratelli, gli zii. E il bello è che al suo arrivo a Serra (Santo Spirito) sente fortissimo quel legame che viene dal sangue, come se non si fosse mai mosso da lì.

 

Da dove nasce l’idea di condividere attraverso un libro la sua esperienza?

Intanto ho scoperto un dato che mi ha impressionato. Solo in Italia sono 15.000 l’anno i bambini stranieri adottati. Penso che confrontarsi su un aspetto così delicato possa essere utile. Vorrei anche trasmettere un po’ di coraggio di osare, di mettersi in gioco. Non sempre queste storie sono a lieto fine come nel mio caso, ma vale la pena tentare, di affrontare quegli interrogativi che nascono spontanei e che altrimenti si trasformano in dannosi rovelli.

In cosa si sente arricchito dalla ricerca delle sue radici?

Oggi mi sento un uomo sereno, completo, circondato da un doppio amore: quello di due famiglie che reputo parimenti stupende.

 

Che sentimenti prova per le tue due mamme?

Il sentimento è lo stesso. 3° mo entrambe. Certo, per mamma Rosalba c’è anche la gratitudine per essersi presa cura di me tutta la vita e di avermi fatto diventare l’uomo che sono.

 

Sembra non avere rancori verso una mamma che in fondo la ha abbandonato?

Ho capito perfettamente le sue ragioni. Aveva solo 15 anni, innamorata di uomo che si è subito allontanato. Ma mi ha sempre avuto nel cuore e questo è quello che conta.

 

Quale è il messaggio più importante che vorrebbe venisse fuori dal suo racconto?

Quello di non perdere mai la speranza. Viviamo in una società che ne ha un grande bisogno. E questo vale per tutte le situazioni emotivamente difficili. Bisogna combattere per i propri sogni. “Somnia ipse conferunt formum rebus”, i sogni formano il mondo.

 

Clicca e ascolta l’intervista realizzata da Enzo Sangrigoli

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